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domenica, 04 ottobre 2009


lo ammetto, a parte il tempo che scarseggia, sono a corto di ispirazione... se volete darmi qualche spunto lo accetto volintieri. mandatemi pvt, mail, messaggi di fumo, vedete voi...
Khhann alle 20:37 in:
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mercoledì, 23 settembre 2009
a fermare il tempo. il gioco diventa necessità. incombenza. come assassini cauti miriamo al cuore. al cuore. tra le mie mani la macchina-che-uccide-il-tempo. fra le tue mani il desiderio di immortalità. ma non è solo questo. no. non è solo questo. è la voglia di avere altri occhi e altro sguardo. voglia di dipengere la tua bellezza in mani che non sono di pittore. voglia di farti vedere cosa vedo io quando ti guardo. tutti quei particolari che mi stordiscono. come droga assunta male. come una sorte di iperventilazione degli occhi. fermati. così. resta immobile. ti prego. c'è una scintilla di luce sul tuo seno. due centimetri dal cerchio del capezzolo. dietro quella luce in una lontananza che sembra tra una stella e l'altra. il tuo sguaro verde. l'occhio della macchina davanti al mio occhio. un guardare al quadrato per azzerare il tempo e la distanza. ti sposti morbida come schiuma di onda. vorrei bloccare lo stupore che mi si afferra alle caviglie ogni volta che osservo la tua schiena. appena sopra la spalla un accenno di profilo del viso. la geometria non euclidea del tuo corpo nudo. curve impreviste fermate da segmenti sospesi di infinitesimali pieghe. diagonali. angoli indecisi. un accenno di triangolo disegnato da ombre sulle tue cosce chiuse. di più. voglio di più. mi avvicino fino quasi a sfiorarti. quando hai quei piccoli brividi la tua pelle si increspa in un lago. ci potrei annegare. sai? come quella minuscola virgola proprio sulle spalle, quando le alzi. se volessi scrivere tutto questo diventerei matto. matto la legare. un capito di scrittura fitta e note a margine solo per le tue gambe. aprile. lascia che ti guardi. ombre sottili che si accavallano a sfiorarfi il sesso. luccica. come oro e argento. gioiello di carne morbida. la macchina-che-ferma-il-tempo ti ruba. una, due, venti volte. mentre le tue dita cambiano il profilo del mio panorama fra le tue gambe. e ancora quelle dita, sulla tua bocca. incastrate fra sorriso e desiderio. peccato che non possa fotografare la mia emozione di averti.
Khhann alle 17:04 in:
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martedì, 22 settembre 2009
In ogni favola letta l'amore può tutto. E io che alle favole ci credo. Me ne vanto. Del mio credere. Però il tempo e la realtà. Vedo le parole accartocciarsi alla carta e cadere. Lettera dopo lettera. C' ra u  v lt  ... Come polvere in terra minuscoli segni. E a quattro zampe a ritrovarne il senso. Ricostruirne il paesaggio. Ricreare quel credere. Dissolto. Come pioggia nel mare. E io che alle favole ci credo. Ancora. Con tenacia di pianta su muro antico. Aggrappato all'anfratto dell'irragionevole. Sei tu la mia favola? In te posso credere? Sai trasformare le cicatrici in disegni? Sai ricucire brandelli di vita in arazzi? Sai tramutare il piombo in oro e le lacrime in vino e il deserto in giardino e il vecchio in nuovo e l'inutile in prezioso e il desiderio in armonia e il passo stanco in danza e la smorfia in parola. Tu sai? Sai trasformare le favole? Perchè io, vedi, ho distrattamente lasciato che alcune parole venissero inglobate in una perla d'ambra. Qualche milione di anni fa. Quando ero giovane e non pensavo. Non pensavo che avessero tanta importanza. Quell'affondare nella tua carne le dita. Quel leccare ogni centimetro della tua pelle. Il mio guardarti godere. Gustare l'odore della tua pelle. Sentirne il calore sulla guancia mentre le mani percorrono le tue gambe. Percepire sulle dita l'indescrivibile sensazione del tuo piacere umido. Ogni gesto una domanda. Sei tu la mia favola? E' questo l'odore che devo scrivere sul mio libro? Questo il suono di te che tocchi il piacere? E io che credo alle favole e alla psicanalisi. Perchè sono la stessa materia. Sei tu la madre e la sposa e l'amante e la compagna e l'amica e la figlia e la puttana? Sei tu con cui riscrivere e rileggere ogni cosa? Perchè credere è diventato così amaro? Questo veleno nel miele. Nero nell'arcobaleno. E mi verrebbe da sussurrarti. Obbligami a credere. Com'era un tempo. Di draghi e cavalli bianchi.

Khhann alle 16:04 in:
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martedì, 22 settembre 2009



interno sera. lei entra insieme al suo profumo e al fruscio rosso della seta che le fascia il corpo. "Da questo momento, come dai nostri patti, hai due ore per conquistarmi" voce di uomo e scheggia di divertimento. La donna gli cammina davanti sugli alti tacchi, lasciando cadere uno sguardo negli occhi di lui. "Mi piacciono le sfide, soprattutto quando sono sicura di vincerle". Se lui immaginasse gli slip umidi ormai da ore non la vedrebbe così sicura. Sul tavolo una scacchiera pronta e due bicchieri opachi di freddo. 
"sai giocare a scacchi?" l'uomo chiude la porta e si accosta alla donna, porgendole il bicchiere, prima di prendere il proprio. Un sorso che macchia appena di rossetto il bordo del bicchiere e un cenno del capo d'assenso che muove i lunghi capelli. "allora ti spiego le regole. Per ogni pezzo che viene mangiato ci si toglierà un indumento. Quando gli indumenti saranno finiti per ogni pezzo bisognerà esaudire un desiderio dell'altro. Ci stai?" Sul pavimento si vede vacillare la sicurezza di vittoria della donna, come un'ombra di candela. Eppure lei sorride, affascinante come una poesia. "Accetto, ma solo se posso barare senza farti accorgere". E nel frattempo si siede sul lato degli pezzi neri. Solo per un momento l'uomo sembra indeciso, prima di sedersi anche lui al tavolo, di fronte alla donna. "Da quando una donna chiede il permesso di barare?" sorride e prende due pedoni facendoli accoppiare per qualche momento nelle mani, nascosti allo sguardo di lei. La donna sceglie una mano e una piccola parte di futuro sconosciuto. Muove il bianco per primo.
"Prima di cominciare voglio un'altra eccezione alle tue regole" inverte la posizione del re e della regina sui suoi pezzi. "Per vincere devi fare scacco alla regina e il mio re cercherà di proteggerla".
L'uomo sorride "Mi sembra di non aver nulla da eccepire"
La partita ha inizio. In sottofondo la musica di tango senbra invitare re e regine a ballare. Il vino diminuisce nei bicchieri. "Non ti immaginavo così bella". le dita dell'uomo sull'alfiere, muovendolo di qualche casella. "Perchè voi uomi scarseggiate di fantasia quando si tratta di immaginare la realtà" La donna mangia il suo primo pezzo bianco. Lo sguardo sorride mentre osserva l'uomo togliersi la cravatta. "Non ho mai capito perchè amiate strozzarvi con quelle inutili cravatte, ma mentre la togli quasi comincio ad apprezzarla anche io". Il piede della donna va a strusciare sotto al tavolo sul polpaccio dell'uomo. "Non credere di riuscire a distrarmi dalla partita con questi stratagemmi" e anche il primo pezzo nero cade al gioco. Una leggera alzata di spalle della donna mentre si alza dalla sedia e infila le mani sotto la gonna sfilandosi gli slip e poggiandoli sul tavolo, "Se vuoi puoi annusarle, dovrebbero avere un buon odore di lavanda ed eccitazione. E si, credo che posso riuscire a distrarti."
La partita procede con lentezza. ogni mossa viene valutata dai due con attenzione. Ma è inevitabile che altri pezzi cadano nella battaglia e altri indumenti vengano tolti. L'uomo a torso nudo. la donna con solo la camicetta e il reggiseno.
"Mi hai dato due ore per conquistarti e il tempo passa mentre giochiamo".
L'uomo accende una sigaretta "L'ho vista come una bella metafora della seduzione. Una mossa ciascuno e nel frattempo ci si spoglia di ciò che non è essenziale all'amore."
"E lo scacco matto sarebbe la conquista?"
Uno dei cavalli di lei soccombe all'assalto della regina bianca.
"Cosa fai? Non rispondi e mi spogli?" con mosse precise sfila il reggiseno da sotto la camicia "E quando mi avrai nuda cosa farai?"
"Ho sempre desiderato osservare una donna toccarsi mentre legge ad alta voce brani erotici. Oppure potrei chiederti di scivolare sotto al tavolo e darmi piacere con la tua bocca. Esaudirai questi ed altri miei desideri."
Voglia di vincere e insieme di perdere nelle dita della donna. Una voglia folle di esaudire i desideri di lui. E quelle dita che muovo l'alfiere dove non andrebbe mosso mentre fra le gambe il calore cresce.
"Tu invece dimmi, perchè mi vuoi? Potresti avere qualsiasi uomo tu desideri. Perchè io?" quasi con rabbia il cavallo bianco si posiziona e tenaglia tra la regina e il cavallo nero.
"Non dovresti fare certe domande, la risposta potrebbe non piacerti" osserva il danno che lei stessa ha creato sulla scacchiera e decide di salvare la regina. "Non lo so perchè ti voglio. Non sei nè bello nè incredibilmente affascinante. Eppure farei qualsiasi cosa per averti, come vedi. Rischierei qualsiasi cosa. Accetterei tutto".
Strano effetto hanno quelle parole sull'uomo il cui volto sembra farsi duro. "Questa sarebbe una risposta? Ti ho chiesto perchè mi vuoi e mi hai detto cosa saresti disposta a fare e dare" il cavallo bianco si avventa sl cavallo nero abbattendolo con furia cieca. Prende il cavallo caduto fra le dita, mentre la donna si toglie la camicia, mettendo in mostra un sendo prorompente ed eccitante "Ti annuncio che la mia prima richiesta sarà di farti scivolare dentro il sesso questo cavallo, fino alla fine della partita" le parole sono dure. Graffiano l'aria ormai gonfia come prima di un temporale.
La partita continua. Le mani della donna ormai tremano. La sua mente osserva la scena vome da dietro una tenda spessa. E quelle dita, ancora una volta, portano un pezzo dove non dovrebbe stare. Troppo esposto agli attacchi del nemico. Oltre quel muro di difese che con fatica si era costruita. E senza dire una parola l'uomo approfitta di quell'errore. Un'altro pezzo nero rotola giù dalla scacchiera. E ancora nel silenzio coperto di musica l'uomo osserva la donna che prende il cavallo poggiato davanti a lei. Allarga le gambe, quanto basta e con le dita della mano libera scosta le labbra, scoprendosi completamente bagnata. Un solo gemito leggero mentre si penetra, sentendo su di se lo sguardo di lui.

Non so se continua...


Khhann alle 00:20 in:
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giovedì, 17 settembre 2009
il silenzio al centro di un lago ha qualcosa a che fare con una scatola chiusa. ma aperta. dentro, il gatto, elargisce sorrisi al buio. se esiste. il gatto. e il buio. o forse è il mio inconveniente modo di giocare. uno sparuto preambolo che non vorrebbe trasformarsi in una trama. perchè quando cominci a raccontare, dalla prima parola, dalla prima lettera. sai che dovrai mettere una parola fine. alla fine. proprio all'ultimo. prima di un bianco che non potrò coprire. se non di graffi e sputi. forse esiste. forse non esiste più. quand'è l'esatto momento in cui l'esistere non è più tale. e si trasforma nel suo contrario? devi sapermi promettere ciò che non puoi promettere e farmi credere che sarà così. devi saper danzare il tango, nuda, mentre foglie rosse cadono dagli aceri. devi conoscere la pace e la guerra. collezionare soldatini in scintillanti angoliere d'ebano e cristallo. raccontarmi la storia del cielo e dipingerlo sulle mura graffiate di cemento fresco. devi sapere che mordo, stringendo forte i denti alla carne, mentre le mani accarezzano come note di musica. devi sapermi strappare al mondo, senza accorgermene. devi stirare camicie immaginarie con tre maniche per lato. ti direi che devi sapermi spiegare l'inspiegabile e farmelo accettare. ma questo forse non è compito tuo. devi regalare sorrisi. come chicchi di grano al campo. devi accettarmi per ciò che sono. e cambiarmi in ciò che sarò. devi danzare sulle punte. scrivere con entrambe le mani. svegliare i vicini quando godi. quando sei in mare il silenzio è musica di onde. un giorno andrò a conoscere quello del deserto. per vedere quanto mi assomigli. e magari farti sdraiare sulla cresta di una duna e prenderti sotto le stelle. ed è la prima volta che nel deserto immagino l'amore della carne. devi essere un medico, di quelli che guarisce con il naso rosso e la parrucca riccia. devi essere vetro smerigliato di un blu senza nome. devi essere affabulatrice sintetica. quasi ermetica cantrice. incantatrice. amo in maniera spropositata gli incanti. sai qual'è, per me, uno dei posto più affascinanti? di poesia e scoperta. di invenzione e scultura ardita. il vecchio capannone del rigattiere. quello in cui trovi insieme il tempo e la vita e il ricordo e la possibilità di una nuova alternativa d'uso. l'odore di polvere e carta vecchia che irrita gli occhi. è nei particolari che si trova la verità. sempre nei particolari. come una riga in mezzo alla fronte. come quel sussultare quando il dito sfiora fra le gambe. come il guardarsi negli occhi. come l'usare i congiuntivi e le ipotetiche nel modo giusto. ecco.
Khhann alle 22:46 in:
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Ubriaco d'amore e di vino

martedì, 08 settembre 2009

C'era un tempo. Ubriaco d'amore e di vino. Di baci e di carezze. Barcollo al tuo sguardo che inebria. Il cervelo ottuso. Incapace di pensare a qualsiasi cosa che non sia il tuo corpo. Bevo ogni tua parola e i sorrisi come bollicine in coppa di champagne. In quei momenti, sai, ho creduto alla felicità. E non so se i miei occhi riuscivano a dire il calore di miele bollente e chiodi di garofano. Ubriaco. Di baci più che di vino. Di carezze più che di birra. Ubriaco di te. Di quel sentirti inspiegabilmente mia che mi toglieva il fiato. Che faceva dimenticare il cuore di pompare. Era il primo amore. Di una luce accecante che scacciava ogni ombra. Dietro l'angolo, ancora invisibile, la paura di perderti. Come Paperon de Paperoni. Più sei ricco più temi la povertà. Fino all'ossessione. Ma questo è poi. Quando il momento ha bisogno di immaginare un futuro e io che non ne avevo. Ci siamo amati ovunque. E ci saremmo amati in mezzo alla piazza. Fra le onde del mare. Nelle cucine degli amici. Negli atri dei portoni. Eccitazione che mi faceva tremare le dita a spogliarti. Ogni volta come entrare in luogo sacro da profanare con il desiderio. Non ho più detto ti amo.

Khhann alle 11:30 in:
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lunedì, 07 settembre 2009

Tra il buio della stanza una striscia di luna dalla finestra aperta. L'aria di settembre ha un sapore diverso. Si adagia sulla pelle con beffarda malinconia e tiene svegli nei pensieri. Il letto cigola appena mentre mi alzo a sedere. Il mio altro io sullo specchio sembra remoto. Disinteressato. Ci osserviamo per qualche momento con domande non dette prima di alzarci entrambi. La notte sveglia i rumori a lunghe distanze. Li trascina per i capelli. Te li stropiccia in faccia. Scosto la tenda che mi separa al mondo e mi affaccio a lui. E mi affaccio alla notte. Sulla pelle nuda la luce della luna disegna ombre mosse dal vento. Come a navigare, lo sguardo. Lento. A cercare particolari da rubare. E' una cosa che amo rubare alla notte. Le cose per pochi, la notte. Come la sua immagine, ritagliata sembra sagoma di cartone ad una finestra di fronte. Oltre la strada. Lo stesso richiamo ci ha uniti. Mi scopro a sorridere ad un'ombra di donna lontana. Eppure vicina. Invisibile sorriso che scivola nel buio. Per uno strano senso del pudore. Per una timidezza senza motivo, porto lo sguardo altrove. Ad un'altra finestra. Una televisione accesa trasmette immagini blu e arancioni di una televendita. Posso immaginare, senza vederlo, un uomo che dorme sul divano ad un paio di metri dallo schermo. Senza staccarmi dalla finestra prendo sigaretta e fuoco. Per un momento mi incendio il viso e lo sguardo perde la capacità di osservare nel buio. Quando gli occhi si rifanno al buio mi ritrovo a guardare la portafinestra della donna. La ritrovo al suo posto. Deve avere acceso una luce. Posso vedere che è nuda. Forse sa che la guardo. Forse è lontana come l'altra sponda dell'atlantico. In sogno, magari, potrei stendere un ponte di fumo tra noi. Ora posso solo osservare. La sua mano che scivola sul ventre fino ai seni. Immagino un brivido e lo sento sulla mia pelle. Le dita indugiano. Lentamente. Come una canzone d'addio. O il decidersi di una goccia a cadere dal suo appiglio. La donna di notte continua ad accarezzarsi. Sento il respiro della notte sull'orecchio. La mano adesso scende, mentre le gambe si allargano. Come a dichiarare un tragitto prestabilito. L'altra mano si appoggia al vetro. La vedo sussultare quando senza alcun preavviso si penetra, violentemente. Sento quasi le dita bagnarsi di lei.  Accosta il volto al vetro. Un alone di respiro distanzia appena il suo volto dalla notte. La mano si scosta con lentezza e nuovamente si penetra. Con una tale crudezza che sembrerebbe appartenere ad altri, quella mano e quelle dita, e quella volontà. Riesco a vederle la bocca spalancarsi in un gemito rapito dal buio. Quasi tremo per l'eccitazione che come un temporale trasuda l'aria.  Ancora e ancora si penetra. Le ginocchia si piegano, leggermente. Le labbra baciano il vetro. Ancora un'altro affondo delle dita nel ventre. I suoi occhi nei miei. Senza alcun dubbio mi guarda. Sono il suo spettatore. E non ho alcun motivo per sottrarmi. Neanche quando un uomo compare nella cornice di luce. Neanche quando si porta dietro di lei e con un colpo deciso la penetra. Neanche quando  si muove in lei fino a strappare un grido, lei toglie lo sguardo da me ed io da lei.

Khhann alle 22:32 in:
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giovedì, 03 settembre 2009



sconosciuta anima di musica e terra severa. accostati fino a sfiorarmi. le fronti ad unirsi. i tuoi occhi come specchio. lasciami guardare in te mentre una mano accarezza il tuo corpo. vuoi essere la mia ispirazione? io chiedo molto. ho levigato tutti i miei sogni e desideri a furia di accarezzarli nelle notti. come pietre di mare. incessante risacca tra necessità e accettazione. ciò di cui ho bisogno ora è, quantomeno, di un frammento di vita nuova con cui incidermi la pelle. quanto sei disposta a rischiare? la mia indulgenza è finita da parecchio tempo. anche il perdono è finito. mi restano dolcezza e severità in egual misura. le vie di mezzo sono tutte chiuse per lavori in corso. sei disposta a darmi tutto ciò che sei? anche ciò che non sai di essere? anche ciò che sarai? sei disposta a non pormi alcun limite? sei pronta all'idea di una totalità che smarrisce? dimostramelo. una. cento. mille volte in un giorno solo. capisci cosa ti chiederò? se mi dirai di si dovrà esserlo sempre. vuoi essere la mia regina? la mia amica? la mia cagna? la mia puttana? la mia compagna? la mia nemica? la mia amante? la mia serva? la mia alleata? la mia schiava? la mia ispirazione? la mia musica? i miei colori? il mio piacere? il mio desiderio? così sarebbe la formula di un matrimonio celebrato senza testimoni. alla luce di una luna accesa per metà. nel tempo innumerevoli infiltrazioni hanno creato un paesaggio di caverna. formazioni calcaree di sentimenti ed esigenze. come stalattiti e stalagmiti in una selva in cui gli opposti si confondono. sappi, prima di dirmi di si, che ti chiederei. ti chiederei. ti chiederei. e che non accetto più i dinieghi. sappi che ogni giorno vorrei una prova. cento. mille prove. potrebbe bastarmi uno sguardo. a volte gli sguardi raccontano in una frazione di secondo interi mondi. ma potrei chiedere altro. potrei chiederti di inciderti il mio nome sulla pelle. potrei chiederti la tua follia come pegno. potrei chiederti l'odore del tuo corpo e la ruggine dei tuoi automatismi di difesa. potrei chiederti la polvere delle tue ali da farfalla per vestirmi. in ogni caso ti chiederei di essere te stessa. per me.

Khhann alle 11:46 in:
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martedì, 11 agosto 2009



come categoria dell'essere. il vento. come l'amore. come l'oblio. come quel sentimento nuovo che si attende. piega leggero l'erba, scivola i tuoi capelli sulla fronte. accarezza le tue gambe sotto la gonna. era giorno di vento quando sono nato. come sempre affacciati al mare. su sedie di paglia intrecciata anziani di anni intrecciati raccontano la storia di un vento. un vento che scivola dalla montagna in un'ora in cui non dovrebbe. un vento che ruba i desideri agli occhi. con voci di cartavetrata raccontano di un vento di carezza. raccontano senza che nessuno ascolti. se tu avessi saputo avresti capito cosa sstava succedendo su quel prato che sapeva di erba gialla. quando uno ad uno mi hai raccontato i tuoi desideri. ed io che sono nato all'alba di un giorno di brezza ascoltavo rubarti i pensieri. quel vento ti ha accarezzato a lungo prima di abbracciarti. senza dire nulla ho ascoltato. parole strappate dolcemente alle labbra. mentre leggeri brividi d'eccitazione percorrevano il tuo corpo. il tuo petto scoperto dalla scollatura. le tue gambe oltre il bordo della gonna. le tue schiena dritta come una promessa. mentre il sole rendeva tremante l'orizzonte e rendeva fessure gli occhi. come canzone i tuoi desideri. mente il vento cresceva. adesso i tuoi capelli danzano come quelli di medusa. la tua anima come impossessata si riversa all'esterno. i desideri diventano di carne e mani. di corpi stretti. di passioni che bruciano la pelle più di dieci soli. desideri di donna senza confini. senza il peso di tristezze obbligate. rapito continuo ad osservarti in un turbine che seguita a crescere. in un gesto di ingenuo pudore le tue mani scivolano sulle gambe a tentare di fermare la gonna impazzita. e quando le mani sfiorano la carne ti vedo tremare mentre posso solo immaginare il leggero gemito sulle labbra. e senza preavviso ti ritrovi in ginocchio. le tue stesse mani ad accarezzarti. come mosse da quel vento che non ha spiegazioni. e continui. continui a raccontare i tuoi più nascosti desideri mentre i capezzoli diventano duri sotto quel vestito reso aderente dalle carezze di un'aria senza nome. e ti osservo, in estasi, mentre le mani scivolano fra le tue gambe a cercare il piacere. quasi un rantolo quando il primo dito scorre fra le labbra del tuo sesso. indemoniata. libera. strappata a te stessa da folate impetuose. e d'improvviso com'era arrivato il vento scompare quando i tuoi occhi incontrano i miei. ma tu resti qui e così i tuoi desideri. e senza dire nulla sfili gli slip da sotto la gonna, alzandola sul ventre mentre ti sdrai. le tue gambe aperte davanti a me. i tuoi desideri. e io.
Khhann alle 22:43 in:
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sabato, 25 luglio 2009

L'estate era una chiesa. Il mare l'altare. Tu, vestita di bianco e sorrisi. Non rinuncerò mai più alle parole. E' un  impegno tatuato sul palmo delle mie mani. Mani che hanno saputo di poter essere inutili. Non rinuncerò mai più a dirti l'essenza. Parafrasarla. Raccontarla. Enunciarla come profezia o condanna. Ho imparato che l'inferno è tale perchè nessuno lo ha mai visto. Come quando bambino fingi qualcosa fra le mani strette insieme. E lasci l'altro immaginare tesori di farfalle. L'estate era viaggio e ricerca. Nei miei bagagli qualche vestiti e tanto passato. Quando il bagaglio di un viaggiatore dovrebbe contenere poco o nulla. Ho lasciato ai miei occhi di parlare. Sapendo che gli occhi non possono le subordinate. Che non possono le congetture e le ipotetiche. Che non possono declinare il futuro. Come ladro rubavo ciò che era mio. Per non dover ringraziare. Per non dover ricambiare. L'estate era una chiesa e io all'ingresso. Il tuo vestito bianco e una riga di azzurro sull'orlo. Olio sulla pelle dopo il sole. Musica di cicale. Mani che scivolano sulla pelle a curarla e insieme inebriarla. La finestra aperta sulla campagna. I nostri corpi nudi sul letto inevitabilmente bianco di lenzuolo. Gesti di chi ha un pomeriggio intero per amarsi. Per provare ad amarsi. Due muri da sbriciolare con le carezze. L'utopia dell'amore e la realtà della paura. Un sogno per pochi. Distruggere la violenza con baci lievi. Annientare le ferite con carezze sfiorate. Accanirsi alla dolcezza per spazzare via i giorni e gli istanti di vissuti straziati e lacerati e mutilati. La stanza spoglia di poche cose vecchie di legno. Quel caldo pesante che ammorbidisce e rallenta i movimenti. Quel tuo salirmi sopra. Cercare il mio sesso con una mano per accogliermi in te. Il mio silenzio sulle mani che ti stringono i seni. Sulle dita che stringono i capezzoli. Il mio silenzio sulle labbra che ti baciano con desiderio. Sul mio corpo intero che si regala a te. Ti muovi al ritmo delle onde. Sfreghi il tuo sesso su di me. E non rinuncerò mai più alle parole. E ti dirò tutto quello che vedono i miei cinque sensi e il cuore. L'ho tatuato sul palmo della mano. Una promessa e un giuramento.

Khhann alle 13:27 in:
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giovedì, 23 luglio 2009



sto cercando la via. scavo carezze al tuo corpo notturno. lo sfoglio come libro. lo leggo. lo esploro. so cosa voglio. ma ogni donna ha una geografia che poco si può ipotizzare. potrei chiederti e so che non mi risponderesti. certe domande sono inutili. cosa vuoi faccia di te? dimmi ciò che mai hai detto ad un uomo. inventa le parole. inventa le pause. inventa una punteggiatura che possa farmi capire. sarebbe la via più facile. la più oscena. i desideri spiegati. le fantasie raccontate. le voglie dette. e si. questa sera voglio le tue parole. voglio che ti spogli, parlando. mi siedo davanti a te. ti osservo. raccontami. fin nei minimi particolari. tutto quello che non hai mai avuto il coraggio di dire. ai miei piedi. è quello che voglio. sentirti raccontare la tua nudità. si, lo so. è crudelta e amore insieme il mio. lo so. ma nulla meno di tutto è ciò che voglio. non lo accetto più. non riesco ad immaginare un solo angolo di te che non abbia conosciuto il mio amore e la sorpresa di conoscerlo. potrei morire per un solo segreto taciuto. potrei rimanerne pazzo. allora spogliati dei tuoi vestiti, davanti a me. davanti ai miei occhi. e poi spogliati davanti a me. davanti le mie orecchie. e poi spogliati, ancora, davanti a me. davanti il mio amore. e ancora spogliati, davanti a me. voglio vederti piangere come una bambina mentre mi regali il tuo dolore più profondo. e vederti ridere istericamente mentre mi regali la tua gioia più grande. e voglio vederti eccitata mentre mi regali il tuo desiderio. nulla meno di tutto è ciò che voglio. e se non pensi di esserne capace. vattene. raccogli i tuoi vestiti e le promesse. raccogli le parole e gli sguardi e vattene.
Khhann alle 21:07 in:
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lunedì, 20 luglio 2009



un'intima confidenza. una confidenza intima. e la notte a sugellare. come la saliva ai baci. come l'umido al seme. come le dita alle dita. come gli sguardi agli sguardi. si fanno patti nella notte. si costruiscono alleanze. si celebrano riti iniziatici di sette composte da due soli individui. loggie massoniche con il culto di una vita vestita con eleganza. che sia scritto con il sangue. che sia celebrato con i gemiti. che sia siglato dall'abbraccio. che sia firmato con sudore e lacrime perse per mancanza di contegno, sulle lenzuola stropicciate. non ci resta che questo tolto l'essenziale e il superfluo. la spiccata e semplice concretezza di non essere soli. e come dico sempre la somma di due individui risulta maggiore delle loro individualità. perchè nasce qualcosa. perchè gli incontri figliano. perchè il divino, se esiste, risiede in quell'incontro. quando l'uomo torna ad essere animale e si innalza verso il cielo stellato di una notte distante un soffitto e poco più. e non mi vergogno del mio essere animale. e non mi vergogno dei miei istinti. e non mi vergogno delle mie pulsioni. e non mi vergogno delle mie perversioni. se quando ti guardo vedo un'altro animale. un'altra bestia che cerca di liberarsi dalla morsa feroce e tagliente di un'esistenza imposta alla razionalità obbligata. e non mi vergogno di aver voglia di venire sul tuo volto. e non mi vergogno di aver voglia di farti gridare. e non mi vergogno di aver voglia di sentirti piena di me. e non mi vergogno di aver voglia di usarti come strumento per perdere me stesso. e non mi vergogno perchè tu fai altrettanto. perchè sei soggetto e oggetto insieme. e insieme siamo progetto. scritto di getto. preso di petto. sdraiati su un letto. in un amore schietto. in un futuro che aspetto. e il resto è solo il frastuono di un formicaio in guerra.
Khhann alle 23:17 in:
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mercoledì, 15 luglio 2009
ci sono momenti in cui vorrei rubarti al mondo. al tempo. alla vita stessa. ci sono momenti in cui vorrei essere l'unico uomo da te conosciuto. e l'unico amico. l'unico confidente e l'unico mastro. ci sono momenti in cui vorrei averti conosciuta da sempre. dal tuo primo pianto. dal tuo primo respiro di aria e vita. ci sono momenti in cui ho il desiderio di improgionarti per non rischiare di perderti. di vederti sparire. di vedere il tuo sguardo cambiare. se non mi ascolto in questi pensieri è solo perchè vederti vivere è un'emozione che non mi toglierei. eppure ci sono momenti in cui sono geloso di chiunque. di chiunque ti rubi una parola o un sorriso. di chiunque abbia avuto il tuo amore. di chiunque ti abbia assaggiata. di chiunque ti abbia rubato gemiti nella notte. ed è per questo che ti ascolto, quando parli. e ti guardo quando cammini leggera fra la folla. per questo respiro il profumo leggero dalla tua pelle. come nessuno prima. per averti come mai ti ha avuto nessuno. per viverti come mai nessuno ti ha vissuta. nella maniera più intensa che il mio cuore possa permettermi. e devo farmi forza per cacciare quella fame di te che divorerebbe gli attimi. se potessi viaggerei nel tempo. solo per ascoltare la tua prima parola. solo per asciugare le lacrime di un dolore che nessuno ha visto. solo per andare a cercare il momento più bello della tua vita e osservarti. ma io posso viaggiare nel tempo. il futuro è un viaggio lento. e sarò presente. e sarò il presente.
Khhann alle 20:52 in:
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martedì, 14 luglio 2009

Anima mia
chiudi gli occhi piano piano
come s'affonda nell'acqua
immergiti nel sonno nuda
e vestita di bianco
il più bello dei sogni ti accoglierà

anima mia
chiudi gli occhi piano piano
abbandonati come nell’arco delle mie braccia
nel tuo sonno non dimenticarmi
chiudi gli occhi pian piano
i tuoi occhi marroni
dove brucia una fiamma verde
anima mia


Hikmet




C'è da colmare un silenzio. Un silenzio di oceano profondo e blu. Acqua negli occhi e nei polmoni. Acqua nei pensieri. Acqua nei ricordi di un futuro desiderato. C'è da colmarci. Negli abissi che la vita ha scavato. Faglie di terromiti antichi. Derive di continenti dell'anima. Vucani che esplodono nel silenzio delle profondità. C'è da colmarlo questo silenzio. Che annerisce i colori e appassisce i sorrisi. Che rende gelide le fantasie e morte le piccole cose. C'è da colmarlo questo silenzio. Prima che riesca a colmare noi. Prima che riesca ad essere normalità. Prima che la musica sia fastidio. Prima che la parola sia dolorosa alle orecchie. Prima che il battito di un cuore sia fastidio. C'è da non arrendersi. Ancora e mai. E allora vieni. Vieni qui. Dammi i colori del tuo amore. Dammi il suo calore. Dammi tutta la sua assurda follia. Ne ho bisogno, come un vampiro. Per una nuova vita oltre ogni vita possibile. Dammi il tuo sangue da bere. Dammi il tuo dolore. L'essenza di ciò che sei. Con assoluto egoismo me ne nutro. Cannibale. Antropofago. C'è da colmare un silenzio. Capisci. Le tue notti e la luce dei tuoi occhi. La polvere più sottile che su di te si posa. Fino a colmare. Il silenzio.
Khhann alle 22:44 in:
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domenica, 12 luglio 2009



e come sempre la pelle. vibrazione invisibile. scorre il desiderio. scorre la mano sul tuo corpo. scivola la stoffa in rumore quasi impercettibile. serve silenzio per ascoltare il cuore. il ritmo aumenta. inevitabilmente. cambia il modo in cui respiri. le labbra cercano le tue. la saliva si mischia. le lingue si accarezzano mentre una mano ti afferra per i capelli. ti faccio sdraiare. le dita scorrono adesso sul tuo viso. le bagno nello stagno della tua bocca. i tuoi occhi si chiudono mentre percorro il tuo corpo. ho voglia di te. lo sai. ho voglia del tuo piacere. scivolano le dita fino ai seni. mi fa un pò rabbia questo desiderarti. questo mio perdere coscienza nella tua eccitazione. stringo con forza un capezzolo fra indice e pollice. la tua schiena si inarca. la tua bocca si apre in un grido muto. afferro il seno con la mano intera e stringo. aoncora un respiro perso alle tue labbra. e ancora la mano scende. voglio bagnarla della tua eccitazione. dell'eccitazione che ti sto regalando. apri le gambe senza accorgertene per lasciarmi passare. un dito scivola lungo le labbra. calda. aperta. bagnata. come mi aspettavo. vuoi sentirmi dentro di te. vuoi sentirti piena. ma prima voglio giocare, ancora. prima voglio osservare il tuo piacere sul volto. le dita si bagnano mentre ti accarezzo. densa eccitazione. il tuo piacere sale. io mi godo lo spettacolo. le dita bagnate arrivano fino all'ano. lo accarezzo. lo ammorbisco. premo appena e lo sento cedere. in questo momento potrei farti qualsiasi cosa. potrei penetrarti con le dita fino a farti godere. potrei salire su di te e penetrarti con il mio sesso. potrei prendere qualche oggetto e farlo scivolare dentro te. potrei morderti. schiaffeggiarti. graffiarti. e tu godresti, comunque. completamente persa nelle emozioni che ti trasmette il tuo corpo. un dito sull'ano. un'altro fra le labbra. insieme cominciano a penetrarti. e in questo momento in cui ti sento mia che cerco. quell'attimo. quell'ora. quella notte. in cui il tuo corpo è mia proprietà. e i tuoi sospiri sono la mia aria. e i tuoi gemiti sono per le mie orecchie. e l'eccitazione che ti fa fremere e bagnare è il mio segno su di te. e già l'orgasmo arriva. e vorresti trettenerti ma la mie dita dentro te lo impediscono. esplodi, ansimando. gemendo. scossa da fremiti che fanno tremare il tuo corpo. e i miei occhi su di te. a farti mia.
Khhann alle 23:10 in:
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lunedì, 06 luglio 2009



un amore qualsiasi. amore silenzioso, sussurrato, scarabocchiato con carezze sulla pelle. un amore rancido, acido, acerbo. un amore pastoso come un vino rosso. un amore testardo. discontinuo. altalenante. un amore duro. innocente. irrazionale. passionale. divertente. castigato. impefetto. un amore lussurioso. carnale. depravato. famelico. scostante. apatico. dislessico. balbettante. incongruo. macilento. dinoccolato. un amore selvaggio. contunbarte. smarrito. coinvolgente. asfittico. liberatorio. lisergico. ornamentale. un amore platonico. verbale. poetico. in rima. in versi. in endecasillabi. biascicato. ubriaco. un amore colorato. daltonico. cieco. sordo. muto. deficente. stupido. immorale. analfabeta. elementare. narcisistico. un amore straziante. saziante. bulimico. atipico. sincronico. un amore a capofitto. superficiale. demagogico. surreale. incantato. deplorevole. confortevole. spinoso. coinvolgente. insalubre. naturale. sincero. sincopato. traslucido. evanescente. folgorante. un amore in apnea. travisato. trasandato. sporco. malandato. un amore introspettivo. un amore escatologico. un amore animale. sacro. avvincente. puro. variopinto. un amore qualsiasi.
Khhann alle 21:07 in:
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mercoledì, 17 giugno 2009



Angolazione di sguardo eccentirca. Uno spicchio di luce invade il mio buio. In quella fessura, in un mondo di luce, tu. Riesco a vedere solo frammenti del tuo corpo. Ti stai spogliando. Indumento per indumento ti spogli. Fra le labbra una canzone che non riesco ad udire. Appena sussurrata. Di tanto in tanto il tuo sguardo cerca te stessa nello specchio. Ti sorridi appena, senza accorgertene. Accosti il viso all'altra te. Sistemi inutilmente una ciocca di capelli prima di dirigerti alla doccia ed aprire l'acqua. Posso sentire il rumore di ogni singola goccia che colpisce la ceramica bianca. Un invito che mi fa muovere leggermente una mano sul mio sesso. Non è una scoperta trovarlo già duro. Il suono dell'acqua cambia quando ti lasci andare sotto il getto caldo. Adesso l'acqua suona il tuo corpo. Io mi metto a sedere sul bordo del letto. Ascolto la tua musica. Penso alle tue mani che scivolano sulla pelle bagnata e voglio che siano le mie. Mi alzo e in pochi passi raggiungo la tua oasi di luce e acqua. Ne scivolo all'interno. Oltre il vetro smerigliato del box il tuo corpo. Osservo i tuoi movimenti in quell'immagine confusa. Al contrario di te è ben poco da spogliarmi. Sfilo i boxer e sono già nudo. Apro lo sportello del box e mi fermo a guardarti. Macchie di minuscole bolle di sapone scivolano su di te, insieme a rivoli d'acqua. Mille carezze sul tuo corpo a cui voglio aggiungere le tue. Incrocio il tuo sguardo. Puoi vedere la mia eccitazione negli occhi e nel sesso e mi lasci lo spazio per entrare. Entro e la prima cosa che prendo è la tua bocca. Un braccio a stringerti per la vita. La mia eccitazione si schiaccia fra i nostri ventri serrati l'uno all'altro. Le mani cominciano a scorrerti addosso. Scivolano con facilità come navi fenici a conquistare ed eplorare terre ignote. E sei subito mia. Lo dice il tuo corpo morbido come una nuvola. Lo dice il calore che si sprigiona fra le tue gambe quando le dita vanno ad accarezzarti lì. Con facilità un dito ti penetra mentre continuo a rubarti il respiro con baci intensi. E ogni volta mi stupisco dell'effetto che ti faccio. Di questa eccitazione che una sola carezza riesce a darti. A volte anche solo uno sguardo. Mi stupisco eppure è lo stesso per me. Ti faccio voltare e mi chino a bere la tua eccitazione insieme all'acqua. Mi disseto di te prima di prenderti. Il mio sesso sul tuo. Il tuo morbido e il mio duro. Ti accarezzo prima di penetrarti con un colpo secco ti fa sfuggire il respiro e un gemito. Inarchi la schiena e mi offri ancora la tua bocca. Ti bacio e ti scopo. Afferro il tuo viso fra le mie dita e avvicino la bocca al tuo orecchio. "Dimmi che sei mia". "Sono tua" ansimi, mentre affondo in te. "Dimmi che sei la mia puttana". "Sono la tua puttana" sussurri insieme all'acqua. "Cosa vuoi?" ti chiedo tirando fuori il mio sesso da te. "Voglio te. Voglio il tuo cazzo. Voglio che mi scopi". E di nuovo ti penetro con forza. Togliendoti il fiato. E continuo. Continuo. Finchè non ci perdiamo completamente in noi. 
Khhann alle 22:56 in:
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martedì, 16 giugno 2009
Sette sono le note della musica. ventuno le lettere alle parole. cinque i continenti. e una sola tu. tre i desideri al pozzo. dodici i mesi.  ventiquattro le ore. e una sola tu. sette sono gli oceani. cinque i petali delal passiflora. trentaquattro i miei anni. e una sola tu. undici i minuti per gli paghetti al dente. sette giorni da una domenica all'altra. sette gli archi all'arcobaleno. e una sola tu. trentadue i denti al sorriso. quattro i punti cardinali della mia bussola. infinite le stelle. e una sola tu. venti le sigarette dentro il pacchetto. quattordici le montagne sopra gli ottomila metri. quattro le stagioni al cielo. e una sola tu. ora conta fino a cento. mentre accarezzo il tuo corpo. e poi fino al mille per permettermi di baciarlo tutto. e poi conta fino a diecimila per darmi il tempo di prendermi il tuo piaere. e poi ricomincia. contando al contrario. due le labbra per assaggiarti. cinque le dita alla mano che stringe la tua. infiniti i brividi sulla pelle. e uno solo noi.
Khhann alle 21:44 in:
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martedì, 09 giugno 2009
Riesci a travestirti da me, per una sera? Tieni, indossa il mio sguardo. Vestiti del mio odore. Rallenta i battiti fino al mio cuore. Disponi nella tua mente le mie strade e i sogni. Traccia cartografie ipotetiche di futuri celati. Assumi le sopracciglia ad un'ipotesi. Scivola nei miei muscoli magri e tesi. Abbassa di un'ottava il timbo della tua voce. Mastica le parole mentre le dici. Infila una sigaretta fra le dita. Copriti le spalle della mia durezza. Gioca con la tristezza. Rendi serio il gioco. Urlami in faccia i sogni. Accarezzameli sulla pelle. Baciameli sulle labbra. Stupisciti. Ancora. Indossa la mia camicia di fiducia, con bottoni di madre perla speranza. Gustati i miei sentimenti per te. Come pioggia. Come un bagno caldo la mia verità su di te.
Ecco. Io ogni sera proverò a fare questo. Con te.
Khhann alle 21:04 in:
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lunedì, 08 giugno 2009



come il cucinare, l'amore. mischiare cose diverse. trarne qualcosa di nuovo. scegliere. aggiungere sale e piccante. rimestare piano. con delicata devozione. l'amore come il cucinare. materialità e genio. perchè il genio serve per amare. e la fantasia, anche. e la dedizione. e la cura. e l'attesa. e io cucino. per te. taglio con cura. lascio rosolare fino alla doratura. aggiungo una spruzzata di vino. aggiungo pizzichi di spezie, il tanto che basta. regolo con attenzione il fuoco. la cucina si riempie di odori intensi. tu a pochi passi da me osservi. si. questo per te. movimenti come danza. poesia di colori. pittura di profumi. per i tuoi sensi. ti accosti a me e sai. sai che mi eccita il tuo corpo. il pensiero di te. uno strappo alla regola. ti faccio assaggiare. un pezzetto di pane e un leggero rosso brumato. le mie dita verso la tua bocca che si apre. accogli la piccola offerta leccandomi le dita. si. mi ecciti e ne sei cosciente. come io so il caldo fra le tue gambe. prendi il cucchiaio e ti metti davanti i fornelli. mescoli piano accarezzando il cibo con il legno. mi accosto, come tu speri. dietro di te. appoggiandomi con le labbra alla tua schiena scoperta. il vapore sale in volute. come il desiderio. le mie mani ai tuoi fianchi. mischio baci e carezze su di te. come prima i sapori alla pentola. la leggerezza del bacio e la sensualità della carezza che preme carnalmente. e la fame sale. del tuo sapore e dell'aroma del tuo corpo. del gusto intenso della tua carne. una fame che sarà sazia mai. i tuoi mille sapori. il tuo essere dolce e agra e piccante e pastosa e amara e fruttata. e non sarò mai sazio di questo languore. della mano che scivola sulla tua pelle. del tuo accostarti a me facendo aderire i corpi. un'offerta muta che sapremo attendere. come la cucina, l'amore. inventare ricette da scrivere con cura. per dimenticarle. e ricrearle. sempre nuove. insieme.
Khhann alle 21:49 in:
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