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lo ammetto, a parte il tempo che scarseggia, sono a corto di ispirazione... se volete darmi qualche spunto lo accetto volintieri. mandatemi pvt, mail, messaggi di fumo, vedete voi...


interno sera. lei entra insieme al suo profumo e al fruscio rosso della seta che le fascia il corpo. "Da questo momento, come dai nostri patti, hai due ore per conquistarmi" voce di uomo e scheggia di divertimento. La donna gli cammina davanti sugli alti tacchi, lasciando cadere uno sguardo negli occhi di lui. "Mi piacciono le sfide, soprattutto quando sono sicura di vincerle". Se lui immaginasse gli slip umidi ormai da ore non la vedrebbe così sicura. Sul tavolo una scacchiera pronta e due bicchieri opachi di freddo.
"sai giocare a scacchi?" l'uomo chiude la porta e si accosta alla donna, porgendole il bicchiere, prima di prendere il proprio. Un sorso che macchia appena di rossetto il bordo del bicchiere e un cenno del capo d'assenso che muove i lunghi capelli. "allora ti spiego le regole. Per ogni pezzo che viene mangiato ci si toglierà un indumento. Quando gli indumenti saranno finiti per ogni pezzo bisognerà esaudire un desiderio dell'altro. Ci stai?" Sul pavimento si vede vacillare la sicurezza di vittoria della donna, come un'ombra di candela. Eppure lei sorride, affascinante come una poesia. "Accetto, ma solo se posso barare senza farti accorgere". E nel frattempo si siede sul lato degli pezzi neri. Solo per un momento l'uomo sembra indeciso, prima di sedersi anche lui al tavolo, di fronte alla donna. "Da quando una donna chiede il permesso di barare?" sorride e prende due pedoni facendoli accoppiare per qualche momento nelle mani, nascosti allo sguardo di lei. La donna sceglie una mano e una piccola parte di futuro sconosciuto. Muove il bianco per primo.
"Prima di cominciare voglio un'altra eccezione alle tue regole" inverte la posizione del re e della regina sui suoi pezzi. "Per vincere devi fare scacco alla regina e il mio re cercherà di proteggerla".
L'uomo sorride "Mi sembra di non aver nulla da eccepire"
La partita ha inizio. In sottofondo la musica di tango senbra invitare re e regine a ballare. Il vino diminuisce nei bicchieri. "Non ti immaginavo così bella". le dita dell'uomo sull'alfiere, muovendolo di qualche casella. "Perchè voi uomi scarseggiate di fantasia quando si tratta di immaginare la realtà" La donna mangia il suo primo pezzo bianco. Lo sguardo sorride mentre osserva l'uomo togliersi la cravatta. "Non ho mai capito perchè amiate strozzarvi con quelle inutili cravatte, ma mentre la togli quasi comincio ad apprezzarla anche io". Il piede della donna va a strusciare sotto al tavolo sul polpaccio dell'uomo. "Non credere di riuscire a distrarmi dalla partita con questi stratagemmi" e anche il primo pezzo nero cade al gioco. Una leggera alzata di spalle della donna mentre si alza dalla sedia e infila le mani sotto la gonna sfilandosi gli slip e poggiandoli sul tavolo, "Se vuoi puoi annusarle, dovrebbero avere un buon odore di lavanda ed eccitazione. E si, credo che posso riuscire a distrarti."
La partita procede con lentezza. ogni mossa viene valutata dai due con attenzione. Ma è inevitabile che altri pezzi cadano nella battaglia e altri indumenti vengano tolti. L'uomo a torso nudo. la donna con solo la camicetta e il reggiseno.
"Mi hai dato due ore per conquistarti e il tempo passa mentre giochiamo".
L'uomo accende una sigaretta "L'ho vista come una bella metafora della seduzione. Una mossa ciascuno e nel frattempo ci si spoglia di ciò che non è essenziale all'amore."
"E lo scacco matto sarebbe la conquista?"
Uno dei cavalli di lei soccombe all'assalto della regina bianca.
"Cosa fai? Non rispondi e mi spogli?" con mosse precise sfila il reggiseno da sotto la camicia "E quando mi avrai nuda cosa farai?"
"Ho sempre desiderato osservare una donna toccarsi mentre legge ad alta voce brani erotici. Oppure potrei chiederti di scivolare sotto al tavolo e darmi piacere con la tua bocca. Esaudirai questi ed altri miei desideri."
Voglia di vincere e insieme di perdere nelle dita della donna. Una voglia folle di esaudire i desideri di lui. E quelle dita che muovo l'alfiere dove non andrebbe mosso mentre fra le gambe il calore cresce.
"Tu invece dimmi, perchè mi vuoi? Potresti avere qualsiasi uomo tu desideri. Perchè io?" quasi con rabbia il cavallo bianco si posiziona e tenaglia tra la regina e il cavallo nero.
"Non dovresti fare certe domande, la risposta potrebbe non piacerti" osserva il danno che lei stessa ha creato sulla scacchiera e decide di salvare la regina. "Non lo so perchè ti voglio. Non sei nè bello nè incredibilmente affascinante. Eppure farei qualsiasi cosa per averti, come vedi. Rischierei qualsiasi cosa. Accetterei tutto".
Strano effetto hanno quelle parole sull'uomo il cui volto sembra farsi duro. "Questa sarebbe una risposta? Ti ho chiesto perchè mi vuoi e mi hai detto cosa saresti disposta a fare e dare" il cavallo bianco si avventa sl cavallo nero abbattendolo con furia cieca. Prende il cavallo caduto fra le dita, mentre la donna si toglie la camicia, mettendo in mostra un sendo prorompente ed eccitante "Ti annuncio che la mia prima richiesta sarà di farti scivolare dentro il sesso questo cavallo, fino alla fine della partita" le parole sono dure. Graffiano l'aria ormai gonfia come prima di un temporale.
La partita continua. Le mani della donna ormai tremano. La sua mente osserva la scena vome da dietro una tenda spessa. E quelle dita, ancora una volta, portano un pezzo dove non dovrebbe stare. Troppo esposto agli attacchi del nemico. Oltre quel muro di difese che con fatica si era costruita. E senza dire una parola l'uomo approfitta di quell'errore. Un'altro pezzo nero rotola giù dalla scacchiera. E ancora nel silenzio coperto di musica l'uomo osserva la donna che prende il cavallo poggiato davanti a lei. Allarga le gambe, quanto basta e con le dita della mano libera scosta le labbra, scoprendosi completamente bagnata. Un solo gemito leggero mentre si penetra, sentendo su di se lo sguardo di lui.
Non so se continua...

C'era un tempo. Ubriaco d'amore e di vino. Di baci e di carezze. Barcollo al tuo sguardo che inebria. Il cervelo ottuso. Incapace di pensare a qualsiasi cosa che non sia il tuo corpo. Bevo ogni tua parola e i sorrisi come bollicine in coppa di champagne. In quei momenti, sai, ho creduto alla felicità. E non so se i miei occhi riuscivano a dire il calore di miele bollente e chiodi di garofano. Ubriaco. Di baci più che di vino. Di carezze più che di birra. Ubriaco di te. Di quel sentirti inspiegabilmente mia che mi toglieva il fiato. Che faceva dimenticare il cuore di pompare. Era il primo amore. Di una luce accecante che scacciava ogni ombra. Dietro l'angolo, ancora invisibile, la paura di perderti. Come Paperon de Paperoni. Più sei ricco più temi la povertà. Fino all'ossessione. Ma questo è poi. Quando il momento ha bisogno di immaginare un futuro e io che non ne avevo. Ci siamo amati ovunque. E ci saremmo amati in mezzo alla piazza. Fra le onde del mare. Nelle cucine degli amici. Negli atri dei portoni. Eccitazione che mi faceva tremare le dita a spogliarti. Ogni volta come entrare in luogo sacro da profanare con il desiderio. Non ho più detto ti amo.

Tra il buio della stanza una striscia di luna dalla finestra aperta. L'aria di settembre ha un sapore diverso. Si adagia sulla pelle con beffarda malinconia e tiene svegli nei pensieri. Il letto cigola appena mentre mi alzo a sedere. Il mio altro io sullo specchio sembra remoto. Disinteressato. Ci osserviamo per qualche momento con domande non dette prima di alzarci entrambi. La notte sveglia i rumori a lunghe distanze. Li trascina per i capelli. Te li stropiccia in faccia. Scosto la tenda che mi separa al mondo e mi affaccio a lui. E mi affaccio alla notte. Sulla pelle nuda la luce della luna disegna ombre mosse dal vento. Come a navigare, lo sguardo. Lento. A cercare particolari da rubare. E' una cosa che amo rubare alla notte. Le cose per pochi, la notte. Come la sua immagine, ritagliata sembra sagoma di cartone ad una finestra di fronte. Oltre la strada. Lo stesso richiamo ci ha uniti. Mi scopro a sorridere ad un'ombra di donna lontana. Eppure vicina. Invisibile sorriso che scivola nel buio. Per uno strano senso del pudore. Per una timidezza senza motivo, porto lo sguardo altrove. Ad un'altra finestra. Una televisione accesa trasmette immagini blu e arancioni di una televendita. Posso immaginare, senza vederlo, un uomo che dorme sul divano ad un paio di metri dallo schermo. Senza staccarmi dalla finestra prendo sigaretta e fuoco. Per un momento mi incendio il viso e lo sguardo perde la capacità di osservare nel buio. Quando gli occhi si rifanno al buio mi ritrovo a guardare la portafinestra della donna. La ritrovo al suo posto. Deve avere acceso una luce. Posso vedere che è nuda. Forse sa che la guardo. Forse è lontana come l'altra sponda dell'atlantico. In sogno, magari, potrei stendere un ponte di fumo tra noi. Ora posso solo osservare. La sua mano che scivola sul ventre fino ai seni. Immagino un brivido e lo sento sulla mia pelle. Le dita indugiano. Lentamente. Come una canzone d'addio. O il decidersi di una goccia a cadere dal suo appiglio. La donna di notte continua ad accarezzarsi. Sento il respiro della notte sull'orecchio. La mano adesso scende, mentre le gambe si allargano. Come a dichiarare un tragitto prestabilito. L'altra mano si appoggia al vetro. La vedo sussultare quando senza alcun preavviso si penetra, violentemente. Sento quasi le dita bagnarsi di lei. Accosta il volto al vetro. Un alone di respiro distanzia appena il suo volto dalla notte. La mano si scosta con lentezza e nuovamente si penetra. Con una tale crudezza che sembrerebbe appartenere ad altri, quella mano e quelle dita, e quella volontà. Riesco a vederle la bocca spalancarsi in un gemito rapito dal buio. Quasi tremo per l'eccitazione che come un temporale trasuda l'aria. Ancora e ancora si penetra. Le ginocchia si piegano, leggermente. Le labbra baciano il vetro. Ancora un'altro affondo delle dita nel ventre. I suoi occhi nei miei. Senza alcun dubbio mi guarda. Sono il suo spettatore. E non ho alcun motivo per sottrarmi. Neanche quando un uomo compare nella cornice di luce. Neanche quando si porta dietro di lei e con un colpo deciso la penetra. Neanche quando si muove in lei fino a strappare un grido, lei toglie lo sguardo da me ed io da lei.



L'estate era una chiesa. Il mare l'altare. Tu, vestita di bianco e sorrisi. Non rinuncerò mai più alle parole. E' un impegno tatuato sul palmo delle mie mani. Mani che hanno saputo di poter essere inutili. Non rinuncerò mai più a dirti l'essenza. Parafrasarla. Raccontarla. Enunciarla come profezia o condanna. Ho imparato che l'inferno è tale perchè nessuno lo ha mai visto. Come quando bambino fingi qualcosa fra le mani strette insieme. E lasci l'altro immaginare tesori di farfalle. L'estate era viaggio e ricerca. Nei miei bagagli qualche vestiti e tanto passato. Quando il bagaglio di un viaggiatore dovrebbe contenere poco o nulla. Ho lasciato ai miei occhi di parlare. Sapendo che gli occhi non possono le subordinate. Che non possono le congetture e le ipotetiche. Che non possono declinare il futuro. Come ladro rubavo ciò che era mio. Per non dover ringraziare. Per non dover ricambiare. L'estate era una chiesa e io all'ingresso. Il tuo vestito bianco e una riga di azzurro sull'orlo. Olio sulla pelle dopo il sole. Musica di cicale. Mani che scivolano sulla pelle a curarla e insieme inebriarla. La finestra aperta sulla campagna. I nostri corpi nudi sul letto inevitabilmente bianco di lenzuolo. Gesti di chi ha un pomeriggio intero per amarsi. Per provare ad amarsi. Due muri da sbriciolare con le carezze. L'utopia dell'amore e la realtà della paura. Un sogno per pochi. Distruggere la violenza con baci lievi. Annientare le ferite con carezze sfiorate. Accanirsi alla dolcezza per spazzare via i giorni e gli istanti di vissuti straziati e lacerati e mutilati. La stanza spoglia di poche cose vecchie di legno. Quel caldo pesante che ammorbidisce e rallenta i movimenti. Quel tuo salirmi sopra. Cercare il mio sesso con una mano per accogliermi in te. Il mio silenzio sulle mani che ti stringono i seni. Sulle dita che stringono i capezzoli. Il mio silenzio sulle labbra che ti baciano con desiderio. Sul mio corpo intero che si regala a te. Ti muovi al ritmo delle onde. Sfreghi il tuo sesso su di me. E non rinuncerò mai più alle parole. E ti dirò tutto quello che vedono i miei cinque sensi e il cuore. L'ho tatuato sul palmo della mano. Una promessa e un giuramento.





